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JU CATENACC
Il "catenaccio", che rivive ogni anno alla vigilia di Ferragosto nel centro storico di Scanno, e che richiama ancora come una volta tanta gente nell’antico borgo, non è altro che la rievocazione di un corteo nuziale e fa parte della tradizione popolare scannense. Il "catenaccio" si formava nella casa dello sposo subito dopo l’arrivo della sposa, l’avvio dei festeggiamenti e l’offerta agli invitati dei " mostacciuoli ", i " frutticielli " e, da ultimi, i confetti. Il corteo aveva inizio prima della " ventun’ora ". Ad aprirlo era la sposa, che....
.....avanzava sotto braccio al padre, poi veniva lo sposo che " portava " la suocera. Seguivano i genitori dello sposo, poi tutti gli altri invitati. Il matrimonio era celebrato con un rito molto semplice. Il corteo poi riprendeva, fino a completare la "ciambella" ossia il giro del paese, mentre dalle finestre piovevano nugoli di confetti e monete. Era questa la famosa " sciarra ", con cui si augurava prosperità e benessere alla coppia. La " diversità " di Scanno resiste alle spiegazioni. C’è chi dice che le sue origini risalgono a gente nomade venuta dall’Est, come parrebbe dal copricapo del costume delle donne, da alcune parole orientali del dialetto,
dalla " reclusione " di sette giorni di moglie e marito dopo il matrimonio, dalle vedove che portano il lutto per tutta la vita e dalle donne sedute con le gambe incrociate a terra. Abitudini strane e durature per una piccola città nel mezzo delle montagne abruzzesi e per una gente le cui origini si sono perse nel tempo. Come dire che il mistero del piccolo e affascinante borgo d’Abruzzo è destinato a durare, intatto, ancora per molto tempo. Il gioiello originario di Scanno è "LA PRESENTOSA",un bellissimo ciondolo diventato il simbolo dell'oreficeria abruzzese, così come gli orecchini detti "SCACQUAJJE", originari però di ORSOGNA. Entrambi questi gioielli si trovano in innumerevoli varianti e in materiali più o meno preziosi. Se ne trovano anche con un cuore apribile al centro che serve a conservare le ciocche dei capelli dell'amato bene. "Carlomagno
e i suoi cavalieri arrivarono a Scanno alle prime luci dell'alba. Brillavano le
armature nella nebbia e sull'acqua sfumava il contorno di un cavallo
incantato..." La nostra gita in questa meravigliosa zona dell'Abruzzo, tra
le Valli Peligna e Subequana, le gole del Sagittario e l'Alto Sangro e
Subequana ha inizio seguendo appunto le gesta dei leggendari paladini di re
Carlo, le tracce dei popoli italici e dei romani o semplicemente la loro
golosità. Non abbiamo che da scegliere. In ogni caso, consiglio sempre di
partire per la visita da Sulmona, che diede i natali al grande poeta Publio
Ovidio Nasone e che la leggenda vuole fondata da Solimo, compagno di Enea.
Bellissima da esplorare anche senza una guida alla mano, offre al visitatore una
visione di armonia e pace con lo scorrere tranquillo del paesaggio longo il
corso cittadino e la tentazione continua della composizione dei confetti esposte
nelle botteghe. Da vedere c'è il Museo Civico (tel.0864-210216) nel Complesso
dell'Annunziata, composto dal Palazzo e dalla Chiesa dell'Annunziata (XVsec.),
in corso Ovidio, con la sezione archeologica e quella dedicata alla storia dello
stesso comune. Da non perdere un salto all'acquedotto ultimato nel 1256, che
serviva frantoi e filande, a Porta Napoli e alla cattedrale di San Panfilo, solo
per citare alcuni dei magnifici monumenti della città. E poi diciamola tutta,
la città è tra le mie preferite perchè da ragazzo venivo a trovare la mia
fidanzatina, Angela, da Chieti. Quì c'era l'unica pista da ballo d'Abruzzo,
sotto un enorme palazzo al di là del ponte e suonava un complesso che allora
andava fortissimo, I 5 dell'ottantotto. Da Sulmona vale senz'altro la pena di
andare a visitare la Badia Morronese, fondata da Celestino V e i resti del
monumentale santuario dedicato ad Ercole Curino che si trova proprio ai suoi
piedi. Volendo, si può proseguire per Pacentro, uno dei borghi Medievali più
belli d'Abruzzo, che vi si annuncerà con le sue tre torri svettanti oltre il
degradar dei tetti. Da qu', tempo permettendo, si può raggiungere Campo di
Giove, oppure tornare a valle e ripercorrere la statale 17 per arrivare fino a
Pescocostanzo, Rivisondoli, Roccaraso e Castel di Sangro. Da Castel di Sangro
procedendo verso Alfedena e prendendo la statale 83 per Barrea, oltrepassandone
il lago omonimo, deviando per Villetta Barrea e imboccata la statale 479
raggiungere Scanno e il suo lago. Quì come detto è d'obbligo la visita al
paese e alle sue botteghe artigiane. In paese, a beneficio dei turisti, la
popolazione è invitata ad indossare i costuni tradizionali scannensi dal comune
mediante una modesta ricompensa pecuniari. Da quì comunque vale la pena
scendere poi a Villalago e proseguire poi verso Anversa degli Abruzzi. Subito
dopo si attraverseranno le Gole del Sagittario, che la strada strettissima e
perigliosa attraversa, fra pareti di roccia che incomboni inquetanti dall'alto.
La prima volta che le ho attraversate sembrava di essere nel film Ombre Rosse e
di attraversare la Monumental Valley. Usciti dalle gole ci si dirigeràverso
Cocullo, borgo degli ormai famosissimi serpari, e, riprendendo la A25, usciremo
di nuovo a Sulmona, deviando però verso Raiano. Si può fare da quì un salto a
Vittorito ( belli la strada e il paese ) e poi tornare sulla statale 5 che,
attraversando le Gole di San Venanzio, ci immetterà nel territorio del Parco
Velino Sirente e della Comunità Montana Sirentina. Ognuno dei tredici comuni
che ne fanno parte, merita una sosta: Molina Aterno, Secinaro, Gagliano Aterno,
Castelvecchio Subequeo, Castel di Ieri, Goriano Sicoli nell'area sud-est del
parco. Da Secinaro si può raggiungere la statale 5bis e girare verso Rocca di
Mezzo e Rocca di Cambio oppure, dal lato opposto, verso Ovindoli. Proseguendo,
invece, da Molina Aterno verso Aquila sulla statale 261 si incontrerà Acciano,
Tione degli Abruzzi, Fontecchio e Fagnano Alto.
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